Nel panorama horror indipendente capita spesso di imbattersi in idee particolari. Alcune funzionano, altre meno. Giochi come Don’t Mess With Bober invece partono da una premessa talmente assurda da sembrare uno scherzo: vai in vacanza in una baita sperduta nei boschi, distruggi accidentalmente una diga e un castoro assetato di vendetta decide di trasformare la tua vacanza in un film horror. Sulla carta sembra il classico meme trasformato in videogioco, e in parte lo è. Ma sorprendentemente il titolo sviluppato da Peace Studio riesce a costruire attorno a questa idea bizzarra un’esperienza horror breve ma divertente, capace di strappare qualche risata e perfino qualche momento di tensione. Non aspettatevi un capolavoro del genere o una produzione particolarmente ambiziosa. Don’t Mess With Bober sa perfettamente cosa vuole essere: un horror indie economico, breve e sopra le righe, costruito attorno a un concetto tanto stupido quanto memorabile.

La storia segue Mathew, un uomo che decide di trascorrere qualche giorno di relax in una baita immersa nella natura. La sua compagna Sarah non può accompagnarlo a causa di alcuni problemi familiari, lasciandolo da solo in questo tranquillo angolo di campagna. “Tranquillo” almeno in teoria. Le prime attività sono volutamente banali. Recuperare la chiave sotto lo zerbino, sistemare qualche rifiuto lasciato da precedenti visitatori, rilassarsi lungo il fiume e persino dedicarsi alla pesca. Tutto procede normalmente finché uno di questi sacchi della spazzatura non finisce accidentalmente contro una diga costruita da un castoro. Non un castoro qualsiasi.
Bober.

Da quel momento la situazione precipita rapidamente verso l’assurdo: la forza della narrazione non sta certo nella sua profondità, ma nel modo in cui abbraccia completamente la propria follia. Gli sviluppatori non cercano mai di giustificare seriamente ciò che accade. Accettano l’assurdità della situazione e la trasformano nel cuore dell’esperienza.
Dal punto di vista del gameplay, Don’t Mess With Bober è sostanzialmente un walking simulator horror in prima persona con alcuni elementi survival molto leggeri. Il giocatore esplora l’area circostante la baita, interagisce con oggetti, completa piccoli obiettivi e cerca di sopravvivere agli incontri con il castoro vendicativo.

La sorpresa più grande di Don’t Mess With Bober è che, nonostante il suo protagonista animale sia potenzialmente ridicolo, il gioco riesce comunque a creare una discreta atmosfera. La foresta, il fiume e la baita costruiscono un contesto inizialmente rilassante. La tranquillità della natura viene sfruttata come contrasto per rendere più inquietanti le successive apparizioni di Bober. Il risultato ricorda certi horror anni ’80 a basso budget: produzioni che alternavano momenti di suspense a situazioni volutamente sopra le righe. La tensione non nasce tanto dalla paura del mostro in sé, quanto dall’incertezza di quando apparirà e da cosa accadrà durante gli inseguimenti. Naturalmente non stiamo parlando di un horror capace di terrorizzare il giocatore. L’approccio è molto più vicino alla commedia horror che al survival horror puro.

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VALUTAZIONE FINALE - Don't Mess With Bober
Don't Mess With Bober è uno di quei giochi che esistono grazie alla libertà creativa del panorama indie. Nessun grande publisher avrebbe probabilmente approvato un horror basato sulla vendetta di un castoro, e proprio per questo il progetto possiede un fascino particolare.


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