Geppy-X

70s-Style Robot Anime Geppy-X – Recensione

Geppy-X non è semplicemente uno shoot ‘em up a scorrimento orizzontale con protagonisti dei robot giganti: è un omaggio totale agli anime mecha degli anni Settanta, costruito con una dedizione quasi maniacale, tanto da sembrare più una serie televisiva interattiva che un classico videogioco. Originariamente pubblicato nel 1999 esclusivamente in Giappone su PlayStation, Geppy-X è rimasto per oltre venticinque anni una curiosità riservata agli appassionati dell’import. Questa nuova edizione gli permette finalmente di raggiungere anche il pubblico occidentale grazie a una localizzazione completa e a un remaster che rispetta profondamente il materiale originale senza snaturarlo. La cosa più sorprendente, però, è rendersi conto di quanto il titolo fosse avanti rispetto ai suoi tempi, perché ancora oggi riesce a offrire qualcosa che nessun altro shoot ‘em up propone nello stesso modo.

Geppy-X

La particolarità di Geppy-X emerge fin dai primi minuti. Ogni livello viene presentato come se fosse un episodio di un anime trasmesso in televisione. Si viene accolti dalla sigla iniziale, segue una breve introduzione narrativa, quindi finalmente si passa all’azione. A metà missione arriva persino una pausa pubblicitaria dedicata a improbabili prodotti ufficiali di Geppy-X, per poi tornare al combattimento fino allo scontro finale, con tanto di anticipazione dell’episodio successivo e titoli di coda. Non si tratta di una trovata estetica inserita tanto per fare scena. Tutta la struttura del gioco ruota attorno a questa idea e riesce davvero a dare la sensazione di stare vivendo una serie animata anziché semplicemente giocando uno shooter. È un continuo alternarsi tra filmati, musica, dialoghi e gameplay che, sulla carta, potrebbe sembrare invasivo, ma che nella pratica funziona sorprendentemente bene proprio perché ogni sequenza è relativamente breve e mantiene sempre un buon ritmo. Chi è cresciuto guardando cartoni come Goldrake, Jeeg Robot, Daitarn 3, Getter Robot o Voltron si sentirà immediatamente a casa, mentre anche chi non ha un particolare legame con quel periodo finirà inevitabilmente per apprezzare il livello di cura con cui viene ricostruita quell’estetica fatta di melodramma, eroi impulsivi, invasioni aliene e robot trasformabili.

Geppy-X

L’ambientazione ci porta in un immaginario 197X, dove il gigantesco robot Geppy-X rappresenta l’ultima speranza dell’umanità contro un malvagio impero spaziale. Ai suoi comandi troviamo tre piloti, ognuno caratterizzato da una personalità molto diversa, che richiamano apertamente gli archetipi classici degli anime robotici dell’epoca. La trama, va detto, non brilla certamente per originalità. I colpi di scena sono prevedibili, i personaggi rimangono piuttosto superficiali e alcuni passaggi narrativi risultano fin troppo sbrigativi. Tuttavia sarebbe quasi ingiusto giudicare Geppy-X utilizzando gli stessi criteri con cui si analizzerebbe una moderna produzione narrativa. L’obiettivo non è raccontare una storia rivoluzionaria, bensì ricreare fedelmente il modo in cui venivano costruiti gli anime mecha degli anni Settanta, comprese le ingenuità, i dialoghi sopra le righe, gli eroismi improbabili e persino gli immancabili siparietti pubblicitari dedicati ai giocattoli inesistenti del robot protagonista. Questa continua oscillazione tra parodia e sincero tributo rappresenta probabilmente il maggiore punto di forza dell’intera produzione.

Geppy-X

Tolto tutto l’apparato televisivo, Geppy-X rimane prima di tutto uno shoot ‘em up a scorrimento orizzontale piuttosto classico. Il gameplay non cerca mai di reinventare il genere e, anzi, segue fedelmente la tradizione inaugurata da titoli come Gradius, R-Type e Thunder Force. La vera particolarità risiede nella possibilità di trasformare il robot in tre configurazioni differenti, ciascuna associata a uno dei piloti. Ognuna dispone di armi principali e secondarie completamente diverse, oltre a peculiarità che modificano sensibilmente l’approccio agli scontri. Una forma privilegia la versatilità, un’altra punta tutto sulla velocità e sulla mobilità, mentre la terza preferisce un combattimento estremamente aggressivo e ravvicinato. Il cambio può essere effettuato praticamente in qualsiasi momento, consentendo di adattarsi alle varie situazioni senza interrompere il ritmo dell’azione. Peccato soltanto che, una volta individuata la configurazione preferita, il gioco raramente obblighi davvero il giocatore a sfruttare tutte e tre le trasformazioni. Alcune risultano semplicemente più efficaci nella maggior parte delle situazioni, riducendo leggermente quella varietà strategica che inizialmente sembrava promettere. A metà avventura arriva inoltre un potenziamento del robot che modifica parte dell’arsenale, introducendo una gradita ventata d’aria fresca proprio quando la formula rischiava di diventare troppo ripetitiva.

Geppy-X

Gran parte dell’avventura ruota attorno agli scontri contro boss enormi, come da tradizione mecha. Le loro dimensioni imponenti occupano spesso buona parte dello schermo e danno vita a combattimenti spettacolari, ricchi di attacchi scenografici e continue esplosioni. Non sempre, però, il bilanciamento convince fino in fondo. Ci sono livelli che scorrono via senza particolari problemi e altri che, improvvisamente, si trasformano in veri e propri bullet hell. Alcuni boss riempiono lo schermo di proiettili colorati che finiscono facilmente per confondersi con gli sfondi o con gli effetti grafici prodotti dalle nostre stesse armi, rendendo difficile distinguere ciò che rappresenta realmente un pericolo. In diversi momenti si ha quasi la sensazione che il robot occupi più spazio della sua effettiva hitbox, provocando danni che sembrano arrivare anche quando il colpo avrebbe dovuto mancare il bersaglio. Fortunatamente il remaster introduce strumenti moderni come il riavvolgimento dell’azione, i salvataggi rapidi e il caricamento immediato, caratteristiche che permettono di mitigare parecchio le impennate di difficoltà senza compromettere il divertimento per chi desidera semplicemente vivere l’esperienza. Chi preferisce affrontarlo nella maniera originale può naturalmente ignorare questi aiuti e affidarsi esclusivamente alle vite e ai continue messi a disposizione dal gioco.

Geppy-X

Il lavoro svolto su questa nuova edizione è decisamente convincente. I filmati animati sono stati restaurati in alta definizione partendo dai materiali originali, mantenendo però intatto il fascino delle produzioni televisive dell’epoca. È evidente il contrasto con gli elementi realizzati direttamente tramite grafica PlayStation, ma si tratta di una differenza inevitabile considerando la natura del progetto. Molto apprezzabile la possibilità di scegliere se utilizzare le sequenze rimasterizzate oppure quelle originali, oltre ai numerosi filtri CRT che simulano perfettamente i vecchi televisori a tubo catodico. Anche la localizzazione merita un plauso. Finalmente Geppy-X può essere affrontato senza ricorrere a traduzioni amatoriali o guide esterne, rendendo pienamente accessibili tutti i dialoghi, le gag e le numerose citazioni disseminate lungo l’avventura.

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