Negli ultimi anni il panorama indie è stato invaso da giochi ispirati a EarthBound, ma pochi sono riusciti a catturarne davvero lo spirito senza limitarsi a copiarne l’estetica. Jimmy and the Pulsating Mass, sviluppato quasi interamente da Kasey Ozymy con RPG Maker e pubblicato originariamente su PC nel 2018, appartiene a quella ristretta categoria di opere che prendono una forte ispirazione per poi costruire qualcosa di profondamente personale. Il risultato è un JRPG capace di alternare meraviglia infantile, comicità surreale e un horror psicologico sorprendentemente disturbante, dando vita a un’avventura che difficilmente si dimentica.

La storia segue Jimmy, un bambino di otto anni che, almeno all’apparenza, vive una vita normale insieme alla sua famiglia. Tutto comincia con una richiesta banale: andare a prendere del miele. Da quel momento, però, il protagonista viene trascinato in un mondo onirico dove ogni luogo sembra nascere direttamente dall’immaginazione di un bambino, ma dove qualcosa appare fin da subito terribilmente sbagliato. Castelli medievali convivono con città futuristiche, paludi ricoperte di sangue si alternano a regni in stile 8-bit e creature apparentemente buffe nascondono spesso un lato inquietante. L’avventura porta Jimmy e la sua famiglia a inseguire il misterioso Pulsating Mass, una presenza oscura che assume forme sempre diverse e che sembra conoscere il protagonista molto meglio di quanto lui stesso immagini.

Parlare della trama senza rovinarne le sorprese è quasi impossibile, ed è forse proprio questo uno dei maggiori punti di forza del gioco. La narrazione procede costantemente per misteri, insinuando dubbi nel giocatore senza mai rivelare troppo in anticipo. L’atmosfera è quella di un sogno che lentamente si trasforma in incubo, dove ogni nuova area introduce situazioni sempre più assurde, personaggi bizzarri e momenti capaci di passare con sorprendente naturalezza dall’umorismo alla tragedia. Il contrasto tra l’estetica colorata e il sottotesto estremamente cupo crea un senso di disagio continuo che accompagna praticamente tutta l’esperienza.

La scrittura rappresenta probabilmente l’aspetto migliore dell’intera produzione. I dialoghi riescono a essere divertenti senza mai risultare forzati, mentre i personaggi, pur apparendo inizialmente come semplici caricature, acquistano progressivamente una profondità inaspettata. Buck, il fratello maggiore scorbutico, Helga, una madre apparentemente fin troppo positiva, lo zio Lars, inizialmente ridotto quasi a una macchietta, e persino i tanti comprimari incontrati lungo il viaggio finiscono per raccontare molto più di quanto sembri. L’intero cast sembra filtrato attraverso la mente di Jimmy, rendendo spesso difficile distinguere ciò che appartiene alla fantasia da ciò che rappresenta simbolicamente la sua realtà. È un racconto che affronta temi maturi senza mai esplicitarli completamente, lasciando spazio all’interpretazione e premiando chi presta attenzione ai dettagli disseminati lungo il percorso.

Anche dal punto di vista del gameplay il titolo propone alcune idee davvero interessanti. Il sistema di combattimento è un classico JRPG a turni, ma la caratteristica distintiva risiede nella capacità di Jimmy di trasformarsi nelle creature che incontra grazie alla propria immaginazione. Ogni nuova forma possiede abilità specifiche sia durante gli scontri sia nell’esplorazione, permettendo di affrontare puzzle ambientali, raggiungere zone segrete oppure costruire strategie differenti in battaglia. Le trasformazioni spaziano da un blob gelatinoso capace di avvelenare i nemici fino a un orso, un vampiro, un fiore e molte altre forme sempre più strane, ciascuna con un proprio albero di abilità che può essere sviluppato e personalizzato.
La progressione è ben studiata, perché ogni trasformazione può sbloccare sia abilità attive sia passive utilizzabili anche nelle altre forme, offrendo un sistema di personalizzazione sorprendentemente profondo. Sperimentare nuove combinazioni diventa quasi un gioco nel gioco, e con il tempo Jimmy può trasformarsi in un protagonista estremamente versatile, capace di adattarsi praticamente a qualsiasi situazione.
Purtroppo è proprio durante i combattimenti che emergono anche i principali limiti dell’opera. Le battaglie risultano spesso lente, gli scontri casuali sono estremamente frequenti e il bilanciamento generale tende a richiedere parecchio grinding, soprattutto nelle fasi avanzate dell’avventura. Alcuni boss rappresentano ostacoli decisamente impegnativi che obbligano a rivedere completamente la propria strategia o, più semplicemente, a dedicare tempo aggiuntivo all’aumento dei livelli. Il sistema possiede buone idee, ma la sua esecuzione non sempre riesce a mantenere alto il ritmo dell’avventura, finendo per rallentare una narrazione che invece invoglierebbe continuamente a proseguire.

Anche i membri del gruppo presentano una certa disomogeneità. Helga ricopre perfettamente il ruolo di guaritrice, ma fatica a offrire molto altro, mentre altri personaggi risultano più situazionali. L’equipaggiamento e i manuali permettono di ampliare le possibilità tattiche, ma non sempre riescono a compensare la sensazione che alcuni alleati siano meno efficaci di quanto dovrebbero.
L’esplorazione riesce invece a mantenersi costantemente interessante grazie alle numerose abilità delle trasformazioni. Molti segreti richiedono di utilizzare una forma specifica per accedere a passaggi nascosti, leggere strani diari, attraversare specchi o raggiungere aree opzionali ricche di ricompense. Pur senza proporre enigmi particolarmente complessi, il gioco riesce a incentivare la curiosità del giocatore, premiando chi decide di deviare dal percorso principale. Le attività secondarie sono numerose e, una volta ottenuti nuovi mezzi di trasporto, il mondo si apre ulteriormente offrendo dungeon opzionali, boss segreti e numerosi collezionabili che allungano sensibilmente la longevità.
Dal punto di vista artistico, Jimmy and the Pulsating Mass è una splendida dichiarazione d’amore ai JRPG dell’epoca Super Nintendo. La pixel art sfrutta con intelligenza i limiti di RPG Maker, costruendo ambientazioni ricche di personalità che spaziano continuamente tra il fiabesco e il macabro. I personaggi hanno un aspetto semplice e quasi innocente, ma basta osservare i loro volti o alcune delle creature incontrate per percepire immediatamente quel senso di inquietudine che permea tutta l’opera. Anche il comparto sonoro contribuisce enormemente all’atmosfera, alternando melodie allegre e spensierate a brani decisamente più cupi, con alcune composizioni che riescono a lasciare il segno ben oltre la conclusione dell’avventura.
La versione console svolge un buon lavoro nel rendere finalmente accessibile questo piccolo cult anche a un pubblico più ampio. Rimangono alcuni piccoli problemi tecnici e un bilanciamento che potrebbe scoraggiare chi non ama i JRPG più tradizionali, ma nel complesso il porting risulta solido e permette finalmente di recuperare un titolo che per anni è rimasto confinato al solo mercato PC.
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VALUTAZIONE FINALE - Jimmy and the Pulsating Mass
Jimmy and the Pulsating Mass è un gioco con un grinding eccessivo, un'elevata frequenza degli incontri casuali e un sistema di combattimento che avrebbe beneficiato di maggiore varietà, difetti che impediscono all'opera di raggiungere l'eccellenza assoluta. Tuttavia, sono difetti che finiscono quasi per passare in secondo piano davanti a una scrittura fuori dal comune, a un mondo capace di sorprendere continuamente e a una storia che riesce a mescolare innocenza, trauma, horror psicologico e umorismo surreale con una naturalezza sorprendente. È uno di quei rari RPG che non cercano semplicemente di intrattenere, ma di lasciare qualcosa al giocatore anche dopo i titoli di coda, trasformando un viaggio apparentemente infantile in una riflessione intensa sulla crescita, sulla memoria e sull'immaginazione.


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