Le Cartel Studio torna sul concept che aveva reso il primo Heave Ho un piccolo culto del co-op fisico su Switch, sette anni dopo l’originale del 2019. La formula resta quella: un personaggio, due braccia, una fisica ballerina da domare insieme ad altri tre giocatori. Quello che cambia è il contorno. Otto mondi a tema al posto di uno stile unico, un roster di skin che pesca da mezzo catalogo Devolver e non solo, e soprattutto il multiplayer online, assente nel capitolo precedente. Il prezzo resta basso e il gioco è uscito il 16 luglio su PC, Switch e Switch 2.
La scelta più discussa arriva subito: sparisce la modalità in solitaria che il primo capitolo permetteva, almeno su Switch con i Joy-Con separati. Qui si gioca sempre in compagnia, online o dal vivo, senza eccezioni. Per un titolo pensato da zero come esperienza sociale ha senso, ma è un taglio netto rispetto a chi si aspettava di poterci smanettare anche da solo in un momento morto.

Gameplay
Ogni giocatore controlla una testa con due braccia indipendenti, un tasto per mano per afferrare superfici, oggetti o le mani degli altri. Suona semplice, non lo è. Muoversi su uno stage richiede di calcolare lo slancio, il momento esatto in cui lasciare una presa per prenderne un’altra, e per i primi livelli si passa più tempo a precipitare nel vuoto che a progredire. Poi qualcosa scatta, e il caos comincia a rispondere ai comandi invece di subirli soltanto.
Gli otto mondi tematici, dallo spazio a gravità zero alla cucina, dal medioevo al dojo ninja, cambiano gli strumenti a disposizione: pistole a ventosa, flaconi di salsa, droni, leve, laser. Ogni ambientazione introduce meccaniche proprie invece di limitarsi a un cambio di colore, e alcuni livelli chiedono di risolvere piccoli enigmi di coordinamento oltre alla semplice traversata. La modalità Versus prende le stesse basi cooperative e le trasforma in sfide competitive tra i quattro giocatori: funziona, ma è la parte più debole del pacchetto, con idee meno rifinite rispetto ai livelli co-op e una varietà inferiore.
Il sistema di obiettivi secondari è quello che tiene incollati oltre le prime ore: ogni livello nasconde traguardi extra, pose segrete da scovare, tempi da battere. Sbloccano skin, personaggi giocabili e crossover con Dave the Diver, Kingdom Come: Deliverance II, Balatro, Slay the Spire, Cult of the Lamb, Among Us e altri. È un modo intelligente di allungare la vita a un titolo che, contenuti principali esclusi, si esaurisce in poche ore.
Il multiplayer online è la novità che pesa di più sulla bilancia. In lobby private con amici funziona come dovrebbe, con un indicatore di latenza aggiunto già nella prima patch post lancio per scegliere l’host migliore. Nelle lobby pubbliche con sconosciuti l’esperienza perde gran parte del suo senso: senza la voce di chi hai davanti che urla “no, non mollare”, la coordinazione diventa un esercizio più frustrante che divertente.

Storia
Non c’è una storia, e non ce n’è mai stato bisogno. Heave Ho 2 non prova a raccontare nulla: non ci sono dialoghi, non c’è una trama che giustifichi perché quattro teste con le braccia stiano attraversando otto mondi diversi. L’unico filo conduttore è visivo, affidato al design dei personaggi e degli scenari, e alle animazioni da cartone stop-motion che accompagnano perfino le schermate di caricamento e i testi legali a inizio partita. Chi cerca un contesto narrativo lo troverà solo nella cornice estetica di ogni mondo, mai in una scrittura vera e propria. Per un party game del genere è la scelta corretta: aggiungere una trama qui avrebbe solo rallentato l’accesso al divertimento.
Grafica ed effetti sonori
Lo stile visivo è quello di un cartone animato semplice ma curato nei dettagli, con personaggi buffi e riconoscibili a colpo d’occhio anche nel caos di una partita a quattro. Le cadute, che sono la normalità più che l’eccezione, guadagnano ulteriore comicità dalle animazioni esagerate dei corpi che ruotano nel vuoto. Su Switch e Switch 2 il gioco gira con una fluidità costante, sia in portatile che collegato alla TV, senza cali percepibili nemmeno quando lo schermo si riempie di quattro personaggi che si accavallano.
Il comparto sonoro fa il suo lavoro senza pretese: effetti buffi per ogni scivolata, colonna sonora leggera che accompagna senza mai distrarre dal caos in scena. La localizzazione italiana copre menu e testi di gioco, un dettaglio che non guasta mai in un titolo pensato per essere giocato in gruppo, spesso da chi in inglese non è ferratissimo.

Conclusione su Heave Ho 2
Heave Ho 2 fa esattamente quello che deve fare un party game: mette quattro persone su un divano, o dietro quattro schermi diversi, e le costringe a litigare per un buon motivo. Il salto in avanti rispetto al primo capitolo si sente nella varietà dei mondi e nella cura degli obiettivi secondari, mentre il multiplayer online allarga il pubblico a chi gli amici non li ha sotto casa. Il taglio della modalità solitaria e un Versus meno ispirato del co-op sono i compromessi più evidenti di questa espansione. Resta un titolo che costa poco e rende molto, a patto di avere qualcuno con cui giocarci.
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Heave Ho 2 - Recensione
Il co-op locale e l'online funzionano alla grande e i contenuti sbloccabili danno respiro a un'esperienza altrimenti breve, ma la rinuncia al solitario e un versus meno rifinito frenano l'entusiasmo.


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