Onimusha: Way of the Sword

Onimusha: Way of the Sword – Recensione

E’ incredibile pensare che al tempo di PlayStation 2, nel corso di pochi anni, uscirono ben 4 capitoli della stessa saga. Onimusha ci ha fatti innamorare di Samanosuke, dei suoi combattimenti, e del suo setting dark, senza contare l’apparizione di Jean Reno nel terzo gioco. Sono trascorsi circa vent’anni dall’ultimo capitolo inedito della saga e, nel frattempo, il genere degli action game ha attraversato una quantità impressionante di trasformazioni. Sono arrivati Dark Souls, Sekiro, gli ultimi Devil May Cry, i soulslike e una lunga serie di produzioni che hanno fatto del combattimento tecnico e della precisione assoluta il proprio marchio di fabbrica. Riproporre oggi Onimusha significava quindi affrontare una domanda piuttosto scomoda: che cosa può ancora dire una serie nata quando la PlayStation 2 era il presente?

Onimusha: Way of the Sword

La risposta di Capcom è Onimusha: Way of the Sword, un reboot che non cerca di riportare semplicemente in vita la formula originale, ma la ricostruisce quasi da zero. La storia è scollegata dai capitoli precedenti, mentre il gameplay prende la struttura dell’action in terza persona e la trasforma in un’esperienza molto più concentrata sul tempismo, sulla lettura degli avversari e sul duello. Rimangono naturalmente gli elementi che hanno sempre caratterizzato la serie (demoni – che qui vengono finalmente chiamati col loro nome originale Genma – samurai, Oni, assorbimento delle anime, una buona dose di orrore e quella particolare capacità di mescolare storia giapponese e fantasia più sfrenata) ma tutto il resto è stato aggiornato per un pubblico contemporaneo.

Onimusha: Way of the Sword

La storia porta la telecamera puntata su Miyamoto Musashi e, come spesso accade nella saga, decide di trattare la storia giapponese con una certa… elasticità. Il Musashi protagonista è infatti ispirato al celebre samurai realmente esistito, ma la sua vita prende rapidamente una direzione che difficilmente troveremmo in un manuale di storia. Dopo aver sconfitto il maestro di una scuola rivale, Musashi viene affrontato dal suo rivale Sasaki Ganryu e, insieme a lui, viene travolto dai Genma, creature demoniache che lo uccidono e lo trascinano all’inferno. Una misteriosa figura proveniente dall’aldilà riporta però Musashi nel mondo dei vivi e gli dona un Guanto Oni, un guanto dotato del potere di assorbire le anime dei nemici, al cui interno vive anche lo spirito di Shizuka, una donna la cui presenza diventa ben presto molto più importante di quanto Musashi vorrebbe ammettere.

Con l’aiuto di Takamura, un altro Onimusha incaricato di proteggere il portale che separa il mondo terreno dall’inferno, e della giovane Okuni, Musashi dovrà affrontare l’invasione dei Genma e la misteriosa Malice che sta corrompendo Kyoto. A complicare ulteriormente la situazione c’è Ganryu, che ha ricevuto a sua volta un Guanto Oni, ma ha deciso di utilizzarlo in maniera molto meno altruistica: mentre Musashi combatte i demoni, il suo rivale non si fa problemi a massacrare esseri umani per assorbirne le anime e aumentare il proprio potere.

Onimusha: Way of the Sword

Musashi è un protagonista riuscitissimo. Non è il classico eroe nobile e impassibile che brandisce la propria katana con espressione severa: è un tipo rozzo, sicuro di sé fino all’arroganza, spesso lamentoso e sorprendentemente impacciato in tutto ciò che non riguarda il combattimento. Può essere un maestro della spada e contemporaneamente non avere la minima idea di come si utilizzi un remo, e questo contrasto lo rende un personaggio simpatico e appetibile. Il fatto poi che non consideri il potere del Guanto Oni veramente suo aggiunge inoltre una dimensione interessante al personaggio. Musashi vuole diventare il miglior spadaccino possibile attraverso la propria tecnica, mentre il guanto gli offre una forza che non sente di essersi guadagnato. La sua avventura diventa quindi anche un percorso di crescita personale: imparare a convivere con un potere estraneo e, soprattutto, con le persone che gli stanno intorno.
Ma se parliamo del personaggio di Musashi non possiamo non nominare Toshiro Mifune. Il volto di Musashi è infatti basato sull’aspetto del leggendario attore giapponese, che aveva interpretato proprio Miyamoto Musashi nella celebre trilogia cinematografica dedicata al samurai. Capcom ha lavorato con l’eredità dell’attore per ricrearne non soltanto i lineamenti, ma anche alcune espressioni, movimenti e piccole caratteristiche della sua gestualità. Il risultato è impressionante: Musashi sembra avere una personalità ancora prima di aprire bocca. È uno dei casi in cui la tecnologia del RE Engine riesce davvero a fare la differenza: le animazioni facciali sono probabilmente tra le migliori mai realizzate da Capcom e permettono ai personaggi di comunicare emozioni anche durante le conversazioni più semplici.

Onimusha: Way of the Sword

Se la storia è piacevole, il combattimento è il motivo per cui Onimusha: Way of the Sword merita davvero di essere giocato. Capcom ha costruito un sistema che, almeno all’apparenza, è estremamente semplice. Musashi dispone di attacchi leggeri e pesanti, può parare e può schivare. Non ci sono barre della stamina da gestire per ogni singolo movimento e non è necessario imparare decine di combinazioni di tasti per poter essere efficace. La vera profondità arriva da ciò che succede quando si inizia a prestare attenzione ai movimenti del nemico. Ogni avversario possiede infatti salute e stamina, e riuscire a ridurre quest’ultima permette di aprirlo a devastanti attacchi conclusivi. Ma soprattutto esistono diversi modi per reagire agli attacchi avversari, ognuno con caratteristiche differenti. A seconda di quanto un giocatore si senta sicuro di sè stesso può effettuare le schivate, che sono il modo più sicuro ma meno remunerativo di evitare il danno, parate per cercare di diminuire di molto la stamina del nemico, la deviazione che la abbassa ancor di più, e infine il marchio di fabbrica della serie Onimusha: l’Issen. Premendo il pulsante d’attacco nell’istante esatto in cui il colpo dell’avversario sta per raggiungerci, Musashi esegue una schivata fulminea e risponde con un fendente devastante. Se l’operazione riesce, il gioco sembra quasi rallentare per un istante, prima di esplodere in una spettacolare animazione in cui il nemico viene letteralmente tagliato in due. Viene da sè che, con tutte queste meccaniche, ciò che viene premiata è la comprensione del gioco e la conoscenza dei movimenti degli avversari. Non c’è infamia nel perdere la vita e riprovare più e più volte, e proprio a questo riguardo, l’atto principale di questo spettacolo riguarda i boss.

Onimusha: Way of the Sword

Gli scontri principali con i boss sono costruiti come veri e propri eventi e rappresentano il momento in cui tutte le meccaniche apprese fino a quel punto trovano finalmente un palcoscenico adeguato. Ogni boss ha caratteristiche specifiche che costringono a modificare il proprio approccio: alcuni attacchi possono essere parati, altri richiedono una schivata; alcuni avversari hanno armature che rendono più efficace concentrarsi sulla stamina, mentre altri introducono elementi aggiuntivi capaci di trasformare completamente il ritmo dello scontro.

Onimusha: Way of the Sword

Per quanto riguarda l’aspetto tecnico, il RE Engine continua a dimostrare di essere uno degli strumenti più versatili dell’arsenale Capcom, e Way of the Sword ne è un’altra notevole dimostrazione. La Kyoto del gioco riesce a essere contemporaneamente affascinante e inquietante. Templi, foreste e paesaggi naturali vengono rappresentati con una quantità di dettagli impressionante, mentre la corruzione demoniaca trasforma progressivamente intere zone in luoghi marci, deformati e quasi irriconoscibili. I Genma stessi sono creati con una grande ricchezza di dettagli: Capcom ha sfruttato il RE Engine per creare creature che sembrano uscite da un incubo biologico. Deformazioni di esseri umani e animali, corpi impossibili, appendici che non dovrebbero esistere e una quantità di dettagli che rende alcune di queste creature genuinamente inquietanti. Le animazioni facciali meritano una menzione a parte: il lavoro fatto sul volto di Musashi e sul richiamo a Toshiro Mifune è straordinario e contribuisce enormemente alla presenza scenica del protagonista. La direzione artistica riesce quindi a muoversi con disinvoltura tra bellezza e disgusto, tra ricostruzione storica e fantasia demoniaca. È una combinazione che appartiene profondamente all’identità di Onimusha.

VALUTAZIONE FINALE - Onimusha: Way of the Sword
9.5

Un ritorno in grande stile per una serie storica, capace di rinnovarsi senza perdere il fascino del Giappone oscuro e soprannaturale. Un combat system profondo e appagante, boss memorabili e un protagonista carismatico compensano ampiamente qualche incertezza narrativa e di ritmo.

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