Utopia Must Fall è il progetto che Pixeljam porta avanti in collaborazione con Datassette dal settembre 2024, quando è entrato in Early Access su Steam. Gli sviluppatori, all’epoca, stimavano una permanenza in accesso anticipato tra i sei e i dodici mesi. Siamo a luglio 2026 e il gioco è ancora lì, con un aggiornamento importante arrivato appena il 4 giugno di quest’anno (il cosiddetto Escalation Update). Non è un dettaglio da poco: chi compra oggi sta ancora comprando un lavoro in corso, per quanto abbia già superato le mille recensioni su Steam con un giudizio complessivo entusiasta.
Il genere dichiarato è un incrocio tra tower defense, bullet hell e roguelite: si difende l’ultima metropoli umana rimasta da ondate di alieni generate proceduralmente, in partite che durano da pochi minuti a un’ora abbondante a seconda di quanto si sopravvive.

Gameplay
La modalità di gioco è abbastanza semplice: si muove la torretta della città, il fuoco parte da solo, e ogni tanto si sceglie di sacrificare una testata nucleare per ripulire lo schermo quando la situazione degenera. Non c’è altro da imparare nei primi cinque minuti. Il resto arriva con la progressione: ogni giorno sopravvissuto sblocca una scelta tra potenziamenti, e da lì la build inizia a prendere forma. Si può puntare tutto su un railgun a più canne, costruire una rete di droni e torrette automatiche, oppure accumulare bombe e uno shotgun enorme e giocare d’aggressione pura.
Con l’ultimo aggiornamento il sistema si è allargato: quattro alberi di potenziamento distinti, ciascuno con ramificazioni proprie, più le Opportunity Upgrade, carte jolly che si sbloccano con l’esperienza guadagnata run dopo run e che restano permanentemente nel pool disponibile. Ogni partita ne offre un tot in slot dedicati, e la scelta di quali prendere pesa quanto quella dei potenziamenti standard. È un sistema di meta-progressione ben pensato, che dà un motivo concreto per ricominciare anche dopo una morte stupida.
E le morti stupide capitano spesso, perché il gioco è permadeath e il ritmo si alza in fretta. Verso la quinta settimana di sopravvivenza compare il primo boss, e nel frattempo si aggiungono nemici con meccaniche proprie, come le sagome a forma di medusa che si smaterializzano per colpire di sorpresa quando meno te lo aspetti.
Il problema, se c’è, è nella durata. Il titolo è qualcosa che si gioca bene a piccole dosi, una run alla volta ma senza un vero traguardo che dia un senso di chiusura. Non è un difetto di bilanciamento, è proprio la natura del progetto: un loop che si ripete all’infinito e che a qualcuno, dopo qualche ora, potrebbe iniziare a girare a vuoto.

Storia
Qui bisogna essere onesti: una storia, nel senso classico del termine, non c’è. Quello che c’è è un contesto raccontato per accenni, con lo stesso umorismo nero che attraversa tutto il gioco. La città che si difende cambia nome a ogni partita pescando da metropoli reali storpiate con prefissi tipo “Neo” o “Hyper”, e i cittadini avanzano proposte assurde per salvarsi, come costruire un mech gigante chiamato Utopiazilla che puntualmente non si farà mai. È worldbuilding minimo, buttato lì tra un’ondata e l’altra, mai spiegato con un testo o una cutscene.
Gli sviluppatori promettono da tempo un ampliamento della narrazione e del lore per l’uscita dall’Early Access, ma è una promessa che dura da quasi due anni senza essere ancora arrivata. Chi cerca un gioco con una trama da seguire, sappiate che non è questo il gioco. Chi si accontenta di un’ambientazione “grottesca” e coerente con il tono generale troverà quel poco che c’è già sufficiente.

Grafica ed effetti sonori
Lo stile vettoriale minimalista, funziona molto bene con il genere.
Ci sono decine di nemici, proiettili e potenziamenti attivi contemporaneamente, ogni elemento resta leggibile: colori distinti, sagome nette, nessuna confusione tra ciò che minaccia e ciò che protegge. È un risultato tecnico più difficile da ottenere di quanto sembri, specie in un genere dove lo schermo tende a riempirsi fino all’illeggibilità.
Il rovescio della medaglia riguarda i menu: caratteri tutti maiuscoli, un solo font usato ovunque con qualche variazione in grassetto. Il comparto sonoro accompagna con synth ansiogeni che si sposano bene con il tono da apocalisse imminente. Anche gli achievement seguono la stessa vena ironica, con nomi come “Seafood Platter” o “Blissful Ignorance” che strappano un sorriso a chi li sblocca, a patto che sappiate l’inglese.

Conclusione su Utopia Must Fall
Utopia Must Fall fa bene poche cose, ma con convinzione: il loop di difesa, potenziamenti e veloce da imparare. Il sistema di progressione con le Opportunity Upgrade aggiunge della profondità tangibile a un genere che spesso si accontenta di poco. Dove il gioco perde punti è nella tenuta a lungo termine, in una narrazione che al momento è poco più di un pretesto, e in uno stato di sviluppo che dopo quasi due anni resta ancora ufficialmente incompleto rispetto a quanto promesso.
Va segnalato anche un limite pratico per il pubblico italiano: il gioco è disponibile solo in inglese, senza sottotitoli né traduzioni di alcun tipo, nemmeno nei menu o nei testi degli achievement. Per chi non mastica la lingua è una barriera in più da mettere in conto, per quanto il gioco vero e proprio si giochi benissimo anche senza capire una parola di quello che succede intorno.
Consigliato a chi cerca un arcade da tenere aperto in sottofondo per una run veloce, meno a chi si aspetta un’esperienza con un inizio, una fine e qualcosa da raccontare nel mezzo.
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Utopia Must Fall - Recensione
Il loop di gioco funziona ed è tecnicamente curato, ma la mancanza di una vera narrazione, la ripetitività nel lungo periodo e uno sviluppo ancora aperto dopo quasi due anni pesano sul giudizio finale.


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