Ink Inside

Ink Inside – Recensione

Ink Inside è un action RPG dal cuore sorprendentemente originale, che nasce da un’idea tanto semplice quanto potente: un intero mondo che vive all’interno dei quaderni di una bambina, dimenticati in un armadio sotto un soffitto che perde. Lì dentro, l’acqua diventa una forza apocalittica chiamata Sog, capace di corrompere personaggi e ambienti, cancellando lentamente ricordi, colori e identità. È un concept fortissimo, malinconico e creativo, che dà al gioco una personalità immediata.

Ink Inside

Vestiamo i panni di Stick, uno scarabocchio incompleto, privo di memoria, doppiato da un eccellente Brian David Gilbert. Attraverso l’esplorazione e il recupero dei suoi Gene Meme (i ricordi della sua creazione), Stick cerca di ricostruire il proprio passato e il senso della sua esistenza. La narrazione si sviluppa su due piani: il mondo disegnato e sequenze live action che raccontano la storia della bambina e della sua famiglia. Queste ultime aggiungono spessore emotivo e tematico, anche se a volte risultano un po’ lente e spezzano il ritmo dell’avventura.

Il vero colpo di genio di Ink Inside è però il sistema di combattimento, che fonde RPG e azione con una struttura ispirata al dodgeball. Stick combatte lanciando “core” (sfere) con abilità, effetti e statistiche diverse, da equipaggiare in coppia per adattarsi alle situazioni. Il tutto si gioca su un campo diviso da una linea centrale, che inizialmente impedisce di colpire direttamente i nemici, ma che può essere infranta temporaneamente grazie a poteri speciali — come il braccio evidenziatore di Stick — permettendo attacchi corpo a corpo devastanti. È un sistema fresco, dinamico e sorprendentemente profondo, che resta divertente per gran parte del gioco. La presenza della co-op locale aggiunge ulteriore varietà e rende gli scontri ancora più caotici e soddisfacenti.

Ink Inside

La progressione è ben calibrata: nuove abilità, equipaggiamenti e poteri arrivano con un buon ritmo, e alcune meccaniche di qualità della vita — come la possibilità di curarsi consumando la barra delle abilità senza tornare ai checkpoint — rendono l’esplorazione fluida e poco frustrante. Anche il cast di personaggi funziona molto bene, grazie a un doppiaggio convincente che riesce a dare carattere a figure come Detective Fuzz o Traff, la Principessa delle Maledizioni.

Dal punto di vista artistico, i personaggi sono il vero punto di forza: animazioni elastiche, espressive e ricche di energia cartoon. Gli ambienti, invece, pur essendo tematicamente vari (fogne, corridoi di cemento, aree elettroniche), risultano meno ispirati e non sempre all’altezza del carisma dei protagonisti. La colonna sonora accompagna bene l’avventura senza però lasciare tracce particolarmente memorabili.

Ink Inside

Il tallone d’Achille di Ink Inside resta il comparto tecnico, soprattutto su console. Bug, problemi di visibilità degli oggetti, personaggi che scompaiono e una risoluzione non sempre pulita possono arrivare a compromettere seriamente l’esperienza, rendendola in alcuni casi frustrante o addirittura ingiocabile. È un peccato, perché sotto questi problemi c’è un gioco con una forte identità e idee davvero interessanti. Va comunque riconosciuto l’impegno degli sviluppatori nel supportare il titolo con patch e aggiornamenti.

Ink Inside

In conclusione, Ink Inside è un gioco pieno di cuore, con un concept creativo e un combat system originale che lo distinguono nel panorama degli indie RPG. Non è privo di difetti — soprattutto tecnici — e la storia, essendo il primo capitolo di una saga pianificata, non offre una conclusione completa. Ma al giusto prezzo, e con qualche patch in più, resta un’esperienza affascinante e consigliata a chi cerca qualcosa di diverso, sperimentale e sinceramente appassionato.

VALUTAZIONE FINALE - Ink Inside
7.0

Un gioco imperfetto, ma con un’anima forte e idee che meritano di essere giocate.

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