The Alighieri Circle: Dante's Bloodline

The Alighieri Circle: Dante’s Bloodline – Recensione

Prendere una delle opere letterarie più importanti della storia italiana e trasformarla in un’avventura narrativa moderna è un’operazione che porta con sé un certo rischio. La Divina Commedia è talmente radicata nell’immaginario collettivo da rendere quasi impossibile confrontarsi direttamente con l’Inferno dantesco senza finire schiacciati dal peso dell’originale. One-O-One Games sceglie allora una strada diversa con The Alighieri Circle: Dante’s Bloodline, trasformando Dante non nel protagonista di un nuovo viaggio ultraterreno, ma nel capostipite di una famiglia condannata a ripetere un rituale per impedire all’Inferno di invadere il mondo dei vivi. Un’idea intrigante, che mescola mistero familiare, esplorazione, enigmi e atmosfere horror senza trasformarsi mai in un vero e proprio adattamento della Commedia.

The Alighieri Circle: Dante's Bloodline

Gabriele Alighieri non ha avuto esattamente la fortuna di nascere nella famiglia giusta. Essere un discendente diretto di Dante potrebbe sembrare, almeno sulla carta, un’eredità prestigiosa, ma nel suo caso significa soprattutto essere destinato a compiere un rituale ogni trentatré anni per impedire che le porte dell’Inferno vengano riaperte. Il compito passa di generazione in generazione e, questa volta, tocca proprio a lui.

L’avventura comincia nella villa di famiglia, un’imponente dimora piena di opere d’arte, biblioteche e stanze dall’aspetto quasi museale. Sotto l’edificio si trova una cripta che permette a Gabriele di accedere a The Dive, una versione dell’Inferno modellata tanto dalle forze demoniache quanto dalla psicologia di chi la attraversa. È qui che la premessa comincia a diventare più interessante: il viaggio non è soltanto una serie di prove da superare, ma dovrebbe anche mettere il protagonista faccia a faccia con i segreti della propria famiglia, con le responsabilità che gli sono state imposte e con il prezzo necessario per mantenere chiuse le porte dell’aldilà.

Peccato che questi elementi vengano sviluppati soltanto in parte. Gabriele è un protagonista funzionale agli eventi, ma raramente riesce a diventare davvero un personaggio capace di coinvolgere. Anche il rapporto con la moglie Dalila, importante per le vicende successive, non riceve abbastanza spazio per creare quel legame emotivo che sarebbe necessario affinché determinati momenti abbiano il peso desiderato. Le rivelazioni arrivano, ma spesso sembrano chiedere al giocatore di provare emozioni che il gioco non ha avuto il tempo di costruire.

The Alighieri Circle: Dante's Bloodline

La stessa cosa vale per i temi della famiglia, del sacrificio e dell’eredità. Sono tutti presenti sulla carta e costituiscono una base narrativa decisamente promettente, ma rimangono spesso concetti più che esperienze realmente vissute dal protagonista. È un peccato soprattutto perché il gioco suggerisce più volte di avere qualcosa di interessante da dire sul rapporto tra ciò che ereditiamo dai nostri predecessori e ciò che siamo realmente disposti a sacrificare per rispettarlo.

Se la componente narrativa è quella che convince meno, l’esplorazione riesce invece a costruire un’esperienza piacevole. The Alighieri Circle è essenzialmente una walking adventure in prima persona, nella tradizione delle produzioni narrative che affidano gran parte del proprio fascino alla possibilità di attraversare ambientazioni curate e scoprire gradualmente ciò che è accaduto prima dell’arrivo del protagonista.

Il gioco alterna due realtà molto diverse. Da una parte c’è la villa degli Alighieri, enorme, elegante e ricca di dettagli, con quadri, uffici, biblioteche e oggetti che raccontano indirettamente la storia della famiglia. Dall’altra c’è The Dive, un Inferno deformato e surreale nel quale l’architettura viene completamente stravolta. Le due ambientazioni funzionano proprio perché sono così diverse: la villa inquieta attraverso qualcosa di familiare e concreto, con stanze enormi e spesso scarsamente illuminate, mentre l’Inferno punta su forme grottesche, paesaggi impossibili, fiumi di sangue e strutture che sembrano appartenere contemporaneamente a un incubo, a una rovina romana e alla copertina di un disco heavy metal.

The Alighieri Circle: Dante's Bloodline

Non siamo però davanti a un horror nel senso tradizionale del termine. Non ci sono combattimenti, non ci sono vere minacce e il giocatore non può praticamente mai morire. Qualche jumpscare cerca occasionalmente di strappare un sussulto, ma sono momenti piuttosto prevedibili e raramente davvero efficaci. La tensione deriva quindi soprattutto dall’atmosfera e dalla curiosità di scoprire quale nuova follia visiva ci aspetti oltre la porta successiva.

Anche la struttura è prevalentemente lineare, con qualche spazio più aperto all’interno della villa. Ci sono alcuni momenti di ritorno alla dimora familiare che spezzano la discesa nell’Inferno, anche se non sempre vengono sfruttati appieno: in più di un’occasione si ha l’impressione che la villa avrebbe potuto cambiare o nascondere qualcosa di nuovo al ritorno del protagonista, invece di limitarsi a fungere da punto di passaggio tra una sezione e l’altra.

Sono gli enigmi a rappresentare probabilmente la componente ludica più riuscita dell’intera esperienza. The Alighieri Circle non si limita infatti a chiedere al giocatore di camminare da un punto all’altro della mappa, ma inserisce una serie di puzzle che diventano progressivamente più elaborati, fino alle tre prove principali che costituiscono il cuore della discesa di Gabriele.

La qualità degli enigmi è però piuttosto variabile. Alcuni sono esempi molto riusciti di puzzle ambientali: il gioco fornisce gli indizi necessari, il giocatore deve interpretarli, formulare un’ipotesi e infine verificare se la propria soluzione è corretta. Quando funziona, la sensazione di arrivare autonomamente alla risposta è decisamente soddisfacente.

The Alighieri Circle: Dante's Bloodline

Altri enigmi, invece, si avvicinano pericolosamente alla logica del “prova tutte le combinazioni e spera”. Particolarmente controversi sono quelli basati sull’audio e sulla musica, che possono risultare complicati non tanto per la difficoltà concettuale quanto perché richiedono al giocatore di riconoscere determinati elementi sonori. Considerando che il gioco dispone di opzioni dedicate all’accessibilità, l’assenza di un metodo alternativo per ottenere gli stessi indizi rappresenta una lacuna importante.

Esplorare gli ambienti alla ricerca della soluzione non è l’unica ragione per guardarsi intorno. La villa e The Dive nascondono diversi oggetti personali, pagine di diario e altri elementi opzionali che permettono di ricostruire ulteriormente la storia della famiglia. Non si tratta di un sistema di collezionabili particolarmente rivoluzionario, ma rappresenta un incentivo efficace per chi vuole conoscere tutto ciò che il gioco ha da raccontare.

Ed è proprio qui che la componente visiva dà il meglio di sé. La villa è ricca di dettagli e riesce a trasmettere immediatamente l’idea di una dimora antica appartenente a una famiglia importante. Le opere d’arte disseminate nelle stanze contribuiscono a creare un’atmosfera credibile, mentre l’architettura conferisce all’edificio un’identità precisa.

The Alighieri Circle: Dante's Bloodline

The Dive è ancora più spettacolare. L’Inferno immaginato da One-O-One Games non tenta di riprodurre semplicemente quello della Divina Commedia, ma lo reinterpreta attraverso una sensibilità più moderna e visionaria. Le forme si deformano, gli spazi assumono proporzioni impossibili e il contrasto tra elementi riconoscibili e immagini disturbanti crea alcuni scorci davvero notevoli.

Anche il comparto sonoro accompagna bene questa impostazione. Le musiche hanno un’impronta drammatica e quasi operistica, adatta al tono volutamente solenne della storia. Il doppiaggio è complessivamente discreto, anche se alcune interpretazioni di Gabriele possono risultare un po’ sopra le righe e la resa dei dialoghi sembra talvolta risentire della traduzione dall’italiano all’inglese.

Uno dei problemi più evidenti di The Alighieri Circle: Dante’s Bloodline è la sua durata. L’avventura può essere completata nell’arco di poche ore e, di per sé, non sarebbe necessariamente un difetto: un’esperienza breve può essere perfettamente soddisfacente quando riesce a costruire e concludere adeguatamente la propria storia.

Qui, però, la brevità finisce per amplificare i limiti della sceneggiatura. Alcuni elementi cominciano a diventare davvero interessanti proprio verso la parte finale, quando il gioco decide sostanzialmente di concludersi. Le relazioni tra i personaggi non hanno avuto abbastanza tempo per maturare, le implicazioni del rituale non vengono esplorate quanto potrebbero e il mistero legato alla famiglia Alighieri lascia più domande che risposte.

The Alighieri Circle: Dante's Bloodline
VALUTAZIONE FINALE - The Alighieri Circle: Dante's Bloodline
6.5

The Alighieri Circle: Dante's Bloodline parte da un'idea decisamente interessante e costruisce intorno a essa un'avventura dalla forte personalità visiva. La villa degli Alighieri e soprattutto The Dive sono ambientazioni riuscite, capaci di alternare eleganza, inquietudine e follia surreale, mentre gli enigmi costituiscono il vero cuore dell'esperienza e regalano alcuni momenti di soddisfazione. Il problema è che tutto il resto sembra avere bisogno di più tempo. La storia accenna a temi come eredità, famiglia, sacrificio e responsabilità senza riuscire ad approfondirli davvero; i personaggi rimangono spesso superficiali e alcuni enigmi finiscono per sostituire la logica con il tentativo e l'errore. La breve durata, infine, fa sì che il gioco termini proprio quando la sua trama comincia finalmente a prendere forma.

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