Soccer Kid Collection – Recensione

Il primo pallone l’ho perso dopo nemmeno un minuto. Ero a Londra, con l’autobus rosso a due piani che passava sullo sfondo, ho calciato troppo forte verso un tizio che mi veniva incontro e la palla è rimbalzata oltre il bordo della piattaforma. Senza pallone il protagonista di Soccer Kid è un ragazzino qualunque: non attacca, non apre i forzieri, non sale da nessuna parte. Sono rimasto lì a guardarlo. Il tizio, nel frattempo, mi aveva già preso.

Quella scena è il gioco intero, e QUByte Interactive non ha provato a cambiarlo. Soccer Kid Collection è uscito a giugno, su PS5 e praticamente su tutto il resto, per agganciarsi ai Mondiali, e riporta in vita il platform che Krisalis pubblicò nel 1993 su Amiga. Solo che la versione Amiga qui non c’è. Nel pacchetto trovi l’edizione MS-DOS e quella Super Nintendo, che si porta dietro il nome americano Kid Kleets. Io l’ho giocato su PS5. Due giochi, sulla carta. Nella pratica è lo stesso gioco due volte, con livelli, colori e filmati diversi.

La storia è una scusa simpatica: un alieno collezionista ruba la Coppa del Mondo, il trofeo va in pezzi e il ragazzino parte per il giro del mondo a recuperarli. Nella versione DOS te la raccontano con filmati FMV doppiati in inglese (il parlato resta quello, i menu della raccolta ci sono anche in italiano) e recitati come uno spot di merendine. Mi hanno fatto ridere, non sempre per i motivi giusti.

Alla fine fai sempre le stesse cose: corri palleggiando, tiri il pallone addosso a chiunque si muova, ci salti sopra per raggiungere una sporgenza, lo vai a riprendere. Poi ricominci. In mezzo raccogli caramelle e cibo che servono solo al punteggio, roba da sala giochi anni Novanta, e figurine da calciatore nascoste nei percorsi secondari che completano un album e sbloccano extra. Hai due colpi di margine, al terzo perdi una vita, e quando le vite finiscono è game over vero. Prima di partire ti fanno pure scegliere i colori della divisa.

L’idea del pallone come unica arma e unico attrezzo regge tutto, e funziona meglio di quanto mi aspettassi. Il ragazzino palleggia, fa pallonetti, scivolate, perfino la rovesciata, e certi salti diventano piccoli rompicapi: prima porti la palla nel punto giusto, poi ci sali sopra, poi ti dai la spinta. Il guaio è che io per la prima mezz’ora ho sbagliato quasi tutto per colpa del salto, che di default sta sulla direzione in su, come nei giochi per computer dell’epoca. Sul DualSense è una tortura. L’ho spostato su un tasto frontale dal menu dei controlli e le cose sono migliorate: non è diventato facile, ma almeno morivo per colpa mia. Resta il tiro a parabola, che contro i nemici bassi (cani, ratti) passa sopra la testa più spesso di quanto vorresti.

Quale versione scegliere? La DOS ha i filmati e colori più pieni, mentre la Super Nintendo sembra sbiadita ma risponde meglio ai comandi. Io sono finito quasi sempre sulla SNES per un motivo banale: solo lì c’è il riavvolgimento. Nella DOS no, e il gioco non ti spiega perché. Sa tanto di funzione ereditata dall’emulatore più che pensata per la raccolta. I salvataggi rapidi invece ci sono in entrambe, con quattro slot per gioco, e i trucchi (vite infinite, invincibilità, tempo infinito) non bloccano i trofei, Platino compreso.

Quello che mi ha messo in difficoltà è la leggibilità. Lo sprite del ragazzino è grosso, la visuale è stretta e quello che hai sotto i piedi spesso non lo vedi. Mi è capitato di saltare tranquillo su quella che sembrava una trave ed era solo sfondo, dritto nel vuoto. I checkpoint poi sono lontani, quindi ogni errore significa rifarsi un pezzo di livello già imparato a memoria, e una figurina mancata ti costringe a tornare indietro. Nel 1993 funzionava così, d’accordo. Qui però i salvataggi rapidi smettono di essere un optional e diventano l’unico modo per non sclerare.

Poi c’è la confezione. Chiamarla collection è generoso. Mancano Amiga e 3DO, cioè proprio le versioni che hanno fatto conoscere il gioco a chi c’era, e a fine area mi sono ritrovato davanti al tabellone dello stadio con i colori completamente sballati: il punteggio non si leggeva. Una cosa piccola, lo ammetto. Ma se l’unico motivo per comprare questa edizione è la cura con cui è stata fatta, anche una cosa piccola pesa.

I brani hanno quell’allegria da cartuccia anni Novanta che nei primi dieci minuti fa sorridere. Poi ti accorgi che sono loop cortissimi, e al quinto tentativo sullo stesso tratto ho abbassato il volume della TV. Va meglio con il resto: il filtro CRT con le scanline rende giustizia agli sprite, i caricamenti sono praticamente istantanei e il museo ha manuali scansionati, box art, colonna sonora, filmati dei finali e perfino materiale promozionale di una marca di cereali dell’epoca, che da solo vale cinque minuti di curiosità.

Quello che mi resta è un suono. Il tonfo del pallone che rimbalza da solo giù per una scarpata, due tocchi, tre, poi niente. Il ragazzino fermo sul bordo, con la divisa rossa, ad aspettare che io decida se ricaricare lo stato salvato. Quasi sempre l’ho ricaricato.

Soccer Kid Collection - Recensione
6.0

Soccer Kid torna su PS5 con le versioni SNES e MS-DOS. L'idea del pallone come arma regge ancora, ma comandi rigidi, visuale stretta e una raccolta piuttosto magra lo tengono a metà classifica.

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