A Netherveil City piove sempre neon. Howard estrae l’ultimo dado dalla tasca, lo rigira tra le dita per un istante e lo lancia sul bancone, mentre la barista lo osserva tra curiosità e compassione. Non c’è una sparatoria in corso, né un mostro da affrontare. Sta semplicemente cercando di attaccare bottone, e anche per quello serve un tiro di dado. Bastano poche scene per capire cos’è Celestial Return: un detective a pezzi, una città in decomposizione e un sistema che trasforma qualsiasi scelta in una scommessa.
Introduzione
Metaphor Games arriva dal mondo dei giochi da tavolo, e si nota fin dai primi minuti. Dopo anni trascorsi a lavorare su titoli come Historica Arcanum, lo studio debutta nel mercato videoludico con un progetto finanziato su Kickstarter, dove ha raccolto oltre il doppio della cifra richiesta. In Celestial Return vestiamo i panni di Howard, ex detective della Paranormal Investigation Division, richiamato a indagare su una serie di suicidi collegati agli Abstracts, misteriose entità soprannaturali. Ad accompagnarlo c’è una rosa senziente capace di parlare con i morti… e decisamente poco incline al silenzio. Il gioco è disponibile dal 14 luglio su Steam e include anche i testi in italiano.

Gameplay
Il cuore dell’esperienza è il dado, in senso letterale. Ogni prova, da una battuta lanciata al bancone di un bar a uno scontro verbale con un cyborg corrotto, richiede di tirare fino a quattro dadi monouso per raggiungere una soglia prestabilita: si parte dagli “Easy Peasy”, dove basta un 2, fino agli “Overlord”, che richiedono addirittura un 12.
La particolarità è che i dadi non servono solo per superare i controlli: sono anche una risorsa da amministrare. Si spendono nei negozi, si ottengono come ricompensa e possono finire rapidamente se si affrontano le situazioni con troppa leggerezza. Ancora più interessante è il fatto che esistano anche all’interno del mondo di gioco: i personaggi li vedono, li commentano e li chiedono perfino in prestito. Una scelta che rende una meccanica puramente ludica parte integrante della narrazione.
Le decisioni contribuiscono inoltre a definire Howard attraverso cinque tratti caratteriali, ognuno dei quali apre nuove opzioni di dialogo o approcci alternativi alle stesse situazioni. Mi è capitato più volte di ricaricare una scena solo per vedere come sarebbe cambiata scegliendo risposte diverse, e il fatto di averlo fatto spontaneamente dice molto su quanto il sistema riesca a dare peso alle scelte.
Storia
Netherveil City sta morendo, e lo fa con stile. I cadaveri non restano tali a lungo, le megacorp tirano le fila da dietro le quinte, e Howard si ritrova a dover chiudere il caso che ha già distrutto la sua carriera una volta. L’incipit funziona subito: un violento scontro con un Abstract mette fine alla carriera di Howard, almeno fino a quando un’ex collega non lo richiama sul caso che lo aveva già segnato anni prima.
Il gioco include sezioni scritte come veri e propri libri, con schermate di caricamento che riportano frasi come “Loading the work”, una scelta che rafforza l’identità letteraria del progetto. Metaphor Games ha dichiarato pubblicamente che i testi sono scritti interamente da persone, senza uso di IA, una precisazione arrivata anche in risposta a chi, guardando i primi materiali promozionali, aveva notato un fraseggio che sembrava fin troppo levigato. Il caso dei suicidi resta il motore della trama fin dalle prime ore, ma il vero interesse sta nel modo in cui il tratto caratteriale di Howard, costruito tiro dopo tiro, cambia il taglio delle conversazioni: non è la stessa indagine se il detective che la conduce è cinico o empatico.

Grafica ed effetti sonori
Dal punto di vista artistico è difficile trovargli qualcosa da rimproverare. Le ispirazioni dichiarate – Berserk, Akira e Blame! – emergono chiaramente, ma senza risultare derivate. Il risultato è un mix tra manga e fumetto occidentale, con personaggi dalle linee marcate e fondali che restituiscono tutta la decadenza di Netherveil City.
Anche la colonna sonora lascia il segno. Firmata da Berk Şermet, bassista dei Merhum, passa con naturalezza dal jazz noir alla techno fino a sfiorare il death metal, accompagnando ogni scena con il ritmo giusto invece di limitarsi a fare da sottofondo.
Conclusione su Celestial Return
Celestial Return è un debutto convincente. Si percepisce l’esperienza di Metaphor Games nel mondo dei giochi da tavolo, ma il passaggio al videogioco funziona sorprendentemente bene. Il sistema dei dadi riesce a caratterizzare sia il gameplay sia la narrazione, mentre scrittura e direzione artistica costruiscono un’identità precisa.
I dubbi lasciati dalla demo vengono rapidamente spazzati via: il gioco è più solido di quanto potesse sembrare e trova presto una propria personalità. Non è un titolo pensato per tutti, soprattutto per chi cerca un RPG ricco d’azione, ma chi apprezza i giochi narrativi e le avventure investigative troverà qui un progetto capace di distinguersi nel panorama indipendente.

Condividi:
Celestial Return - Recensione
Un detective consumato, una città che marcisce e un pugno di dadi come unica arma: Celestial Return costruisce un noir cosmico dove ogni scelta passa da un tiro di dado, sorretto da uno stile visivo fuori dal comune e una colonna sonora che mescola jazz e death metal.


Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.