LEGO Batman: L’eredità del Cavaliere Oscuro – Recensione

C’è una guardia vicino ad Ace Chemicals che si lascia corrompere con una ciambella. L’ho provato tre volte solo per vedere se cambiava espressione. Non cambia mai. È in quel dettaglio stupido, piazzato lì senza alcuna pretesa, che si capisce subito una cosa: TT Games ha voluto fare un gioco “serio” su Batman senza perdere la voglia di scherzarci sopra. Ed è proprio in quell’equilibrio, più che nelle cutscene patinate o nel motore grafico nuovo, che si gioca la partita di Legacy of the Dark Knight.

Introduzione

Dopo anni passati a inseguire ogni licenza possibile, da Star Wars a Harry Potter, TT Games torna su Gotham con un’operazione diversa da tutto quello che la serie LEGO ha fatto finora. Il primo segnale arriva dal motore: niente proprietario, ma Unreal Engine 5, con un’impostazione che guarda esplicitamente alla saga Arkham più che ai precedenti LEGO Batman. Il secondo segnale, ancora più netto, riguarda il cast giocabile: contro la tradizione delle decine (a volte centinaia) di personaggi sbloccabili, qui i protagonisti sono sette: Batman, Jim Gordon, Robin, Nightwing, Batgirl, Catwoman e Talia al Ghul. Una scelta che inizialmente lascia perplessi, ma che si rivela quasi subito la decisione giusta. Il gioco è uscito il 22 maggio 2026 su PC, PS5 e Xbox Series X|S, mentre la versione per Nintendo Switch 2 arriverà in un secondo momento, dettaglio che chi segue la serie su Switch farà bene a tenere a mente prima di metterlo in lista d’attesa.

LEGO Batman: L'eredità del Cavaliere Oscuro
Copertina di gioco

Gameplay

Il combattimento è la parte che cambia di più rispetto al passato. Via i combo button-mashing fini a se stessi, dentro contrattacchi, schivate su prompt e un sistema di colpi che pesca apertamente dai souslike, ma annacquato per restare accessibile a un pubblico più giovane. Funziona. Il loop di botte è semplice da leggere ma raramente stanca, perché ogni personaggio porta gadget e stile diversi: Batgirl hackera e piazza un drone come punto di aggancio mobile per il rampino, Catwoman usa la frusta per spostare oggetti e i suoi gatti passano dove nessun altro arriva, e persino Robin e Nightwing, che sulla carta sembrano lo stesso personaggio con un costume diverso, finiscono per giocare in modo distinto. Le esecuzioni in mischia hanno la stessa cura: si può colpire alle spalle, ma anche lanciarsi da un gargoyle dal cornicione di un edificio per un’esecuzione dall’alto, e il gioco lascia la libertà di svuotare un’intera stanza senza mai alzare i pugni, se si preferisce.

Ed è proprio sulla furtività che il gioco frena. L’idea c’era, l’esecuzione no: manca quasi del tutto la sensazione di essere un predatore che semina il terrore in una stanza piena di nemici, e il risultato concreto è che si finisce spesso per stordire due o tre avversari e poi richiudere il resto a mani nude. Capita anche che le due anime del gioco litighino tra loro: scegliere l’approccio silenzioso in certe sezioni significa rinunciare ai forzieri WayneTech o ai mod red brick nascosti nella stanza, una scelta di design che punisce chi vuole giocare “da Batman” invece che da scazzottatore in costume. Io, dopo i primi due capitoli, ho smesso quasi del tutto di provarci: meglio farsi vedere e menare le mani, anche perché è semplicemente più divertente.

Fuori dalle missioni, Gotham è un parco giochi enorme. Rampino, planata e una flotta di Batmobile e Batcycle, compreso il Tumbler, riempiono gli spostamenti, mentre la città è piena di crimini di strada, gare, furti di diamanti e una specie di investigazione sulla scena del crimine che ricorda da vicino certi minigiochi di The Witcher 3. C’è anche una modalità extra, Dark Knight Mode, pensata per chi trova la difficoltà standard troppo morbida, e qui colgo l’occasione per dire una cosa scomoda: la difficoltà di base è davvero bassa, anche per uno standard LEGO.

Planando su Gotham

Storia

La trama copre decenni della vita di Bruce Wayne, dall’infanzia all’addestramento con la Lega delle Ombre fino al ruolo di capofamiglia di tutta la Bat-Family. Ogni capitolo prende un pezzo diverso della mitologia cinematografica di Batman e lo rimescola in un racconto unico: una sezione richiama apertamente l’estetica del Batman di Matt Reeves, altre pescano da epoche diverse, fino al punto che il gioco arriva a offrire un guardaroba di un centinaio di costumi diversi per celebrare quella storia visiva. Ogni nuovo capitolo introduce anche un compagno fisso: si addestra con Talia al Ghul nella Lega delle Ombre, si affronta Carmine Falcone insieme a Jim Gordon, si combatte Mr. Freeze con Batgirl al fianco, e si segue la crescita di Dick Grayson da Robin a Nightwing. È un meccanismo semplice ma efficace per dare ritmo a una storia che altrimenti rischierebbe di diventare solo un elenco di citazioni.

Non tutto regge allo stesso modo. Catwoman parte come una delle aggiunte più riuscite e finisce per essere messa da parte nel finale, mentre il resto del cast continua a crescere. Sono difetti che si notano, ma non rovinano l’impalcatura generale: il finale prende in giro le aspettative di chi conosce già tutte le versioni di Batman e cambia i colpi di scena previsti per arrivare a una conclusione che non è mai stata raccontata altrove. Non è la miglior storia di Batman mai scritta. Ma riesce a tenere insieme dieci ore abbondanti di campagna senza annoiare, il che per un gioco LEGO non era affatto garantito.

Grafica ed effetti sonori

Il salto a Unreal Engine 5 si vede soprattutto nell’atmosfera. Gotham non è solo grande, è cupa nel modo giusto: la città resta gestibile nelle dimensioni ma è resa con una qualità visiva alta, ed è naturale da percorrere sia sui tetti con rampino e planata sia per le strade a bordo della Batmobile. La pioggia, il neon dei locali, l’illuminazione di Ace Chemicals: ogni capitolo cambia leggermente la palette per richiamare l’epoca cinematografica a cui si ispira, e l’effetto complessivo funziona meglio di quanto mi aspettassi da un gioco che deve restare comunque un LEGO. Su PC il gioco chiede hardware recente, con una RTX 2070 Super o equivalente AMD come base e un SSD obbligatorio per girare a 1080p e 30 fotogrammi con upscaler attivo, requisiti che fanno capire quanto il comparto tecnico sia stato spinto oltre lo standard della serie.

Sul fronte audio, il doppiaggio inglese porta Shai Matheson nei panni di Batman e Matt Berry in quelli di Bane, e proprio Berry è probabilmente il punto più alto del cast: la sua interpretazione strappa più risate di qualsiasi gag scritta nei dialoghi. Gli effetti sonori restano nella tradizione della serie, con gli onomatopeici “BAM” e “POW” che accompagnano i colpi più scenici, un’idea presa di peso dalla serie tv anni ’60 e che qui funziona ancora, perché stempera subito il rischio che tutto questo si prenda troppo sul serio.

Vecchie conoscenze

Conclusione su LEGO Batman: L’eredità del Cavaliere Oscuro

Legacy of the Dark Knight prende il rischio più grande che TT Games potesse correre, ridurre il cast a sette personaggi e inseguire l’ombra lunga di Arkham, e lo porta a casa. Il combattimento è il migliore mai visto in un LEGO Batman, l’open world ha contenuti veri da fare e non solo collezionabili buttati lì, e la storia tiene insieme decenni di Batmani. La furtività resta il pezzo che non torna: idea buona, messa in pratica a metà, con conseguenze dirette anche su quanto puoi davvero esplorare certe stanze. La difficoltà di base, se non si attiva la modalità extra, è troppo bassa per chi viene dai giochi Arkham e cerca un po’ di resistenza. Questi sono sicuramente limiti veri e non semplici note a margine, ma il gioco che li circonda ha abbastanza personalità, ritmo e cura per Batman da farli passare in secondo piano quasi sempre.

LEGO Batman: L'eredità del Cavaliere Oscuro - Recensione
9.0

TT Games abbandona il vecchio formato LEGO e costruisce il Batman più vicino ad Arkham mai fatto in mattoncini: combattimento solido, open world pieno di cose da fare e una storia che attraversa decenni di cinema sul Cavaliere Oscuro. La furtività resta acerba e la difficoltà base è bassa, ma il resto regge benissimo.

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