Quando si parla di manga cult degli anni ’80 è impossibile non citare City Hunter, la serie creata da Tsukasa Hojo che ha conquistato Giappone, Europa e Hong Kong con il suo mix di azione urbana, umorismo e detective story. Il carismatico protagonista Ryo Saeba, investigatore e “sweeper” delle strade di Tokyo, è diventato un’icona dell’epoca. Nel 1990 il manga ricevette anche un adattamento videoludico per City Hunter (PC Engine video game), pubblicato su PC Engine (conosciuto in Occidente come TurboGrafx‑16). Per oltre trent’anni questo titolo è rimasto confinato al Giappone, finché Red Art Games e Sunsoft non hanno deciso di riportarlo alla luce con una nuova versione per piattaforme moderne. Il risultato è un’operazione interessante di recupero storico… ma anche un gioco che mostra chiaramente il peso dei suoi anni.

Il gioco mette i giocatori nei panni di Ryo Saeba, investigatore noto come lo “Stallone di Shinjuku”, impegnato a risolvere vari casi criminali: fermare traffici d’armi, smantellare gang e salvare persone in pericolo. La struttura narrativa è molto semplice e segue un formato episodico simile alla serie animata. Il gioco propone quattro missioni principali, ciascuna con il proprio scenario — tra uffici aziendali, strutture industriali e persino una nave da crociera — che si intrecciano in una storia complessiva. La narrazione è minimalista e affidata quasi esclusivamente a testi e dialoghi statici. Non ci sono vere cutscene o momenti spettacolari, il che fa perdere gran parte del carisma e dell’umorismo tipici della serie. Alcuni elementi però rimangono, come il lato “pervertito” di Ryo: in ogni missione è possibile trovare donne nascoste in alcune stanze che, oltre a fornire cure, strizzano l’occhio al tono ecchi della serie.

Dal punto di vista del gameplay, City Hunter è un action a scorrimento laterale piuttosto semplice. I giocatori attraversano corridoi pieni di nemici armati, utilizzando pistole e altre armi per arrivare al boss di fine livello. Sulla carta il sistema funziona, ma il problema principale sta nel level design. I livelli sono strutturati come veri e propri labirinti di stanze e porte, spesso senza alcuna indicazione su dove andare. Molte porte conducono a vicoli ciechi, e senza una mappa il giocatore è costretto a ricordare ogni percorso a memoria. Questa scelta crea un’esperienza che oscilla tra esplorazione e frustrazione. Alcuni giocatori potrebbero apprezzare il senso di indagine, ma per molti altri si traduce in un continuo try and error. A peggiorare la situazione contribuiscono nemici che respawnano frequentemente, attacchi che arrivano anche fuori dallo schermo, e combattimento piuttosto rigido nei controlli. Il risultato è un gioco che può sembrare ingiustamente punitivo, soprattutto nelle difficoltà più alte.

La versione moderna introduce alcune funzionalità pensate per rendere il gioco più accessibile. Tra le principali troviamo:
- Modalità Enhanced, con miglioramenti al sistema di combattimento
- Rewind, per tornare indietro in caso di errore
- filtri CRT e opzioni di risoluzione
- tre livelli di difficoltà
- galleria con artwork, manuali e musica
Il miglioramento più evidente riguarda il combattimento: nella modalità Enhanced Ryo può girarsi più facilmente mentre è accovacciato e i proiettili risultano più affidabili. Sono aggiunte utili, ma nel complesso il pacchetto resta piuttosto minimale. Gli extra sono pochi e manca perfino una funzione di rimappatura dei controlli, cosa sorprendente per una riedizione moderna.

Dal punto di vista visivo il gioco rappresenta bene l’estetica dei titoli di inizio anni ’90 per PC Engine. Gli sprite sono semplici ma riconoscibili e l’ambientazione urbana richiama l’atmosfera del manga. Tuttavia, rispetto ad altri giochi dell’epoca, la qualità grafica non è particolarmente impressionante. Il comparto sonoro è discreto: alcune tracce sono piacevoli e catturano l’atmosfera urbana anni ’80. Un’aggiunta particolarmente gradita è la presenza di “Get Wild” della band TM Network, celebre ending dell’anime.
Il gioco è piuttosto breve: una partita completa può durare circa un’ora o due. Per compensare questa brevità, la difficoltà è stata alzata parecchio, soprattutto nella modalità Hard. Qui i nemici infliggono danni elevati e gli scontri possono diventare rapidamente frustranti. Questo crea una sensazione strana: più che un aumento della sfida, sembra quasi un tentativo di allungare artificialmente la durata del gioco.
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VALUTAZIONE FINALE - City Hunter
Il ritorno di City Hunter su console moderne è un’operazione affascinante dal punto di vista della preservazione videoludica. Per i fan del manga e per chi ama scoprire curiosità del passato del medium, questo titolo rappresenta una piccola capsula del tempo. Tuttavia, al di là del valore storico, il gioco mostra chiaramente i suoi limiti. Il level design frustrante, la ripetitività e la brevità dell’avventura lo rendono difficile da consigliare a chi cerca un’esperienza action davvero coinvolgente. In definitiva, questa riedizione è più un pezzo da collezione per appassionati che un gioco capace di conquistare nuovi giocatori.


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