A prima vista, Roguematch: The Extraplanar Invasion potrebbe sembrare l’ennesimo esperimento ibrido che cerca di cavalcare più generi contemporaneamente. Roguelike, dungeon crawler a turni, puzzle match-3: ingredienti che, presi singolarmente, abbiamo già visto mille volte. Eppure, il titolo sviluppato da Starstruck Games riesce in qualcosa di non banale: trasformare un sistema apparentemente semplice in un’esperienza sorprendentemente tattica, profonda e, soprattutto, divertente.
Dietro una grafica colorata e un cast di personaggi antropomorfi dall’aria scanzonata, Roguematch nasconde un cuore strategico molto più solido di quanto ci si aspetterebbe.

La storia parte in modo volutamente leggero: una spedizione all’interno di un castello alla ricerca del leggendario Nekonomicon va rapidamente fuori controllo. Un evento extraplanare squarcia la realtà, il castello viene invaso da creature elementali provenienti da dimensioni di lava, ghiaccio, fango e vapore, e i protagonisti si ritrovano intrappolati all’interno di una struttura ormai completamente corrotta dalla magia.
Non siamo davanti a una narrativa complessa o particolarmente stratificata, ma il contesto funziona bene come collante per giustificare dungeon generati proceduralmente, boss elementali e ambienti che cambiano continuamente le regole del gioco. Roguematch non punta a raccontare una grande epopea: punta a far sì che ogni run sia una storia emergente fatta di scelte, rischi e combinazioni geniali (o disastrose).

Il vero colpo di genio di Roguematch sta nel suo core loop. Ogni stanza è una piccola arena tattica chiusa, piena di nemici, trappole, sigilli magici, portali e cristalli da attivare o distruggere. Muoversi non è mai banale, perché ogni azione ha conseguenze immediate.
Il combattimento si basa su una griglia match-3: abbinando gemme dello stesso colore si genera mana, che viene assorbito se si trova all’interno del raggio del personaggio. Questo mana serve per:
- lanciare incantesimi
- attivare abilità uniche
- manipolare l’ambiente
- potenziarsi temporaneamente
Attaccare direttamente un nemico, però, significa anche esporsi a un contrattacco. Questo crea una tensione costante tra aggressività e prudenza, trasformando ogni stanza in un piccolo puzzle da risolvere piuttosto che in uno scontro da “ripulire” meccanicamente.

Le combinazioni più avanzate – match da quattro o più gemme – generano pezzi speciali capaci di spazzare via colonne intere, innescare reazioni a catena o manipolare specifici tipi di mana. È qui che Roguematch dà il meglio di sé: quando inizi a pianificare due o tre mosse in anticipo e il campo di battaglia esplode (letteralmente) sotto i tuoi occhi.
Il gioco offre sei personaggi giocabili, ciascuno con abilità, affinità elementali e stili di gioco distinti. Dal velocissimo Bungeoneer, che punta su mobilità e posizionamento, al più difensivo Paladinu, fino all’assolutamente imprevedibile Nekomancer, capace di evocare… gatti esplosivi (sì, davvero).
A questo si aggiungono oltre 100 tra incantesimi e oggetti, molti dei quali possono essere consumati, lanciati o addirittura “memorizzati” per ampliare il proprio arsenale magico. La varietà di build possibili è notevole, e il gioco incentiva continuamente a sperimentare, adattandosi a ciò che il dungeon decide di offrirti in quella run.
Il sistema di dynamization, che permette di potenziare temporaneamente le statistiche dopo aver accumulato abbastanza punti, aggiunge un ulteriore livello decisionale: spendere subito per sopravvivere o conservare risorse per affrontare i boss più avanti?
I boss sono uno degli aspetti più riusciti dell’esperienza. Ce ne sono oltre venti, ognuno legato a un elemento e dotato di pattern e meccaniche specifiche. Non sono semplici sacchi di punti vita: richiedono di leggere il campo, sfruttare l’ambiente e, spesso, ribaltare a proprio favore gli stessi elementi che sembrano ostili.
Ed è proprio l’ambiente a rendere Roguematch così interessante. Lava, ghiaccio, fango, vapore, vento: tutto interagisce con tutto. Un errore di posizionamento può condannarti, ma una mossa intelligente può eliminare un’intera stanza senza colpire direttamente un solo nemico.

Questa interazione costante tra sistema di puzzle e combattimento è ciò che distingue Roguematch da tanti altri roguelike tattici: qui non esiste una “mossa sempre giusta”.
Nonostante la profondità dei sistemi, Roguematch riesce a rimanere accessibile. I controlli sono chiari, l’interfaccia leggibile e il ritmo ben calibrato. Ogni stanza è relativamente breve, ma mai banale, e il gioco si presta perfettamente a sessioni mordi-e-fuggi, soprattutto su Steam Deck, dove risulta perfettamente a suo agio.
La rigiocabilità è ovviamente uno dei pilastri dell’esperienza: dungeon generati proceduralmente, personaggi diversi e build sempre nuove rendono ogni run diversa dalla precedente.
Roguematch: The Extraplanar Invasion è uno di quei titoli che sorprendono non perché reinventano un genere, ma perché capiscono perfettamente cosa vogliono essere. È un gioco che unisce cervello e caos, pianificazione e improvvisazione, senza mai perdere di vista il divertimento.
Non è un titolo narrativo, né un roguelike hardcore pensato solo per veterani. È un puzzle tattico estremamente creativo, che premia l’ingegno più della velocità e che riesce a rendere ogni scontro una piccola sfida mentale.
Al prezzo a cui viene proposto, soprattutto considerando la cura dei sistemi e la varietà offerta, è una di quelle gemme indie che meritano attenzione.


Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.