Negli ultimi anni il mercato delle remaster e delle raccolte retro è diventato sempre più affollato. Alcune operazioni sembrano semplici esercizi nostalgici, altre invece diventano veri e propri lavori di recupero storico. Parasol Superstars appartiene decisamente alla seconda categoria. La raccolta pubblicata da ININ Games unisce infatti due titoli profondamente collegati tra loro: da una parte Parasol Stars: The Story of Bubble Bobble III, classico TAITO dei primi anni ’90; dall’altra Spica Adventure, sorta di successore spirituale rimasto confinato in Giappone per oltre vent’anni.

Per molti giocatori il vero piatto forte sarà inevitabilmente Parasol Stars, terzo capitolo della saga di Bubble Bobble e seguito diretto di Rainbow Islands. È uno di quei giochi che riescono ancora oggi a trasmettere immediatamente la loro identità nel giro di pochi secondi. Bub e Bob abbandonano le classiche bolle per armarsi di ombrelli multifunzione capaci di attaccare, difendere, deviare proiettili e lanciare nemici contro altri nemici. Il ritmo di gioco è classico arcade giapponese, molto veloce e leggibile. Ogni livello diventa una danza continua fatta di tempismo, gestione dello spazio e combo improvvisate. Bloccare un proiettile all’ultimo secondo, raccogliere un nemico e usarlo come arma improvvisata contro un intero gruppo di avversari rimane ancora oggi incredibilmente soddisfacente. La cosa più sorprendente è quanto il gioco riesca ancora a funzionare senza bisogno di modernizzazioni invasive. Il level design mantiene una grande chiarezza, i pattern nemici sono immediatamente comprensibili e ogni pianeta introduce nuove idee senza mai complicare inutilmente il gameplay.

Naturalmente questa è solo una remaster, e l’età del titolo si fa sentire. La struttura arcade è molto rigida, e come un tempo è quasi necessario imparare alcuni pattern a memoria per arrivare in fondo.
La vera sorpresa della doppia release, però, è probabilmente Spica Adventure. Per anni questo titolo è rimasto praticamente sconosciuto al pubblico occidentale, e poterlo finalmente giocare legalmente su console moderne ha quasi il sapore di una riscoperta archeologica. Pur condividendo chiaramente il DNA di Parasol Stars, Spica Adventure prova a reinterpretarne la formula in maniera più moderna e sperimentale. Nei panni della piccola Nico, il giocatore attraversa livelli ricchi di colori sgargianti, piattaforme sospese, nemici giocattolosi e scenari che sembrano usciti da un anime dei primi anni Duemila. Qui l’ombrello è sia un’arma, sia uno strumento di movimento molto versatile: Nico può usarlo per planare, arrampicarsi sui muri, lanciarsi in aria, riflettere proiettili e concatenare combo spettacolari. Il platforming assume quindi un peso molto maggiore rispetto a Parasol Stars, dando al gioco un’identità più dinamica e verticale.

Visivamente il titolo è è un misto di colori saturi, effetti luminosi e sprite giganteschi. Ogni schermata sembra progettata per attirare l’attenzione del giocatore come un cabinato arcade acceso nel mezzo di una sala giochi giapponese. È volutamente eccessivo, quasi zuccheroso, ma proprio per questo incredibilmente riconoscibile. Allo stesso tempo, però, Spica Adventure mostra anche qualche limite in più rispetto al suo predecessore spirituale. Alcune sezioni risultano meno rifinite, il bilanciamento non sempre è impeccabile e il level design perde occasionalmente quella precisione che caratterizzava Parasol Stars. Rimane comunque un platform arcade estremamente divertente, soprattutto per chi ama i giochi costruiti attorno al punteggio e alla rigiocabilità.

Visti uno accanto all’altro, i due giochi raccontano quasi un’evoluzione naturale del platform arcade giapponese. Uno conserva la perfezione della formula originale; l’altro sperimenta senza paura, anche a costo di perdere qualcosa in cambio.
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VALUTAZIONE FINALE - Spica Adventures & Parasol Superstars
Parasol Stars continua a essere un piccolo gioiello arcade costruito con una precisione quasi perfetta, mentre Spica Adventure rappresenta una riscoperta preziosa che finalmente esce dall’ombra del mercato giapponese.


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