Negli ultimi anni il genere dei cosiddetti bullet heaven o survivor-like è esploso grazie al successo di titoli come Vampire Survivors, che ha dimostrato quanto possa essere coinvolgente un gameplay semplice ma costruito attorno a build sempre più potenti. Da allora molti sviluppatori hanno provato a reinterpretare la formula, aggiungendo un’identità propria per distinguersi in un mercato sempre più affollato. Con Devil Jam, lo studio belga Rogueside prova a portare qualcosa di diverso: un roguelite infernale in cui il protagonista combatte orde di demoni a colpi di riff di chitarra. Il risultato è un gioco che sprigiona stile e personalità da ogni pixel, anche se alcune scelte di design impediscono all’esperienza di raggiungere davvero lo status di rockstar del genere.

La premessa di Devil Jam è tanto semplice quanto perfettamente in linea con il suo spirito metal: il protagonista ha firmato un contratto con il Diavolo e ora è costretto a suonare per l’eternità negli inferi, combattendo orde di creature demoniache nel tentativo di conquistare la propria libertà. La storia non è particolarmente approfondita, ma serve principalmente come pretesto per giustificare l’azione. Tra una run e l’altra si torna in una sorta di backstage infernale, dove alcuni personaggi e NPC forniscono upgrade o nuove abilità. Queste interazioni aggiungono un minimo di contesto all’avventura, ma non riescono mai a trasformarsi in una vera narrazione strutturata. È un peccato, perché il concept — un musicista dannato che combatte nell’aldilà a suon di metal — avrebbe potuto offrire molto di più sul piano del worldbuilding.

Dal punto di vista del gameplay, Devil Jam segue abbastanza fedelmente la formula resa popolare da Vampire Survivors. Il protagonista si muove all’interno di un’arena mentre orde di nemici lo circondano sempre più numerose. Sconfiggendoli si ottiene esperienza, che permette di sbloccare nuove abilità e potenziamenti. Il vero elemento distintivo del gioco è rappresentato dalla fretboard, una griglia ispirata alla tastiera della chitarra in cui vengono inserite le abilità. Questa griglia è divisa in battute musicali e ogni potere si attiva seguendo il ritmo della musica. Alcune abilità funzionano come attacchi diretti, mentre altre potenziano gli slot vicini creando sinergie. In teoria questo sistema dovrebbe permettere una grande libertà strategica nella costruzione delle build. In pratica, però, il sistema non è sempre intuitivo. Il tutorial spiega solo superficialmente il funzionamento delle meccaniche più profonde e nelle prime run può risultare difficile capire come sfruttare al meglio le combinazioni di abilità. Inoltre, una volta posizionate nella griglia, le abilità non possono essere spostate. Questo limita in parte la strategia e rende alcune scelte più dipendenti dalla fortuna che dalla pianificazione.

Il ritmo delle partite è scandito da boss fight che compaiono a intervalli regolari. Questi scontri sono senza dubbio tra i momenti migliori del gioco: i boss sono ben disegnati, visivamente spettacolari e offrono una sfida più interessante rispetto alle orde di nemici standard. Allo stesso tempo, però, alcuni combattimenti possono risultare eccessivamente lunghi, soprattutto se la propria build non è particolarmente efficiente. In questi casi la difficoltà sembra derivare più dalla durata dello scontro che dalla complessità delle meccaniche. Il sistema di progressione include anche una serie di missioni e obiettivi che permettono di sbloccare nuovi potenziamenti. Tuttavia molti di questi upgrade si ottengono piuttosto rapidamente, riducendo il senso di crescita nel lungo periodo.

Se c’è un aspetto in cui Devil Jam eccelle senza discussioni, è la sua identità artistica. Il gioco presenta una grafica completamente hand-drawn, con personaggi e creature che sembrano usciti direttamente da un fumetto metal. Gli effetti visivi sono colorati, esagerati e perfettamente coerenti con il tono sopra le righe dell’esperienza. Anche i boss e gli NPC sono caratterizzati da design molto distintivi, contribuendo a rendere il mondo di gioco memorabile nonostante la varietà ambientale piuttosto limitata.
In un gioco basato sulla musica, l’audio è fondamentale, e Devil Jam non delude. La colonna sonora è piena di riff di chitarra aggressivi, batteria martellante e ritmi incalzanti che accompagnano perfettamente l’azione sullo schermo. Gli effetti sonori sono altrettanto curati e ogni attacco viene enfatizzato da un sound design che rende gli scontri ancora più spettacolari. È uno di quei casi in cui la musica non è solo un accompagnamento, ma diventa parte integrante dell’esperienza di gioco.

Uno dei limiti principali del gioco riguarda la varietà delle ambientazioni. Nonostante la mappa sia piuttosto ampia, l’azione si svolge sostanzialmente in un’unica arena, con poche variazioni nel corso delle run. Questo può portare a una certa ripetitività dopo diverse partite, soprattutto per chi è abituato a roguelite più ricchi di contenuti. Il gameplay rimane divertente per sessioni brevi, ma nel lungo periodo rischia di non offrire abbastanza varietà per mantenere alta la motivazione.
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VALUTAZIONE FINALE - Devil Jam
Devil Jam è un gioco pieno di stile, energia e passione. L’idea di un bullet heaven basato sulla musica è brillante e il comparto audiovisivo riesce a dare al titolo una forte identità. Purtroppo alcune scelte di design, come la varietà limitata delle ambientazioni e un sistema di build non sfruttato fino in fondo, impediscono al gioco di raggiungere il livello dei migliori esponenti del genere. Resta comunque un’esperienza divertente e originale, soprattutto per chi vuole passare qualche ora a distruggere demoni a colpi di riff.


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